Apprendiamo della morte di Franco Gentilucci. Stravagante protagonista del mondo… della cultura, collega, ma sopratutto amico, nacque in un anno che, con sublime civetteria, tentò sempre di celare. Professionalmente camaleontico, forse solo la scrittura lo accompagnò nell’arco dell’intera vita. Fu infatti romanziere (I topi del papa) e poeta. Frequentò, durante la permanenza milanese, numerosi e celebri scrittori italiani, ma fu anche artista, grafico, collezionista di caffettiere. Collaborò con la rivista d’arte contemporanea Flash Art, a Milano, e poi, a Trevi, presso il Trevi Flash Art Museum. Critico implacabile, e visitatore compulsivo di mostre e studi di artisti. Conoscitore storico della scena artistica umbra, conservava album fotografici, lettere personali, caustiche caricature tratte da quel mondo, che tratteggiava con mano sicura. Ma fu anche stoico archivista e meticoloso raccoglitore di documenti originali e opere d’epoca. Tra le sue carte, anche tutti noi. A ricostruire una storia fatta di fugaci affetti, grandi amicizie intellettuali, improvvisi abbandoni e folgoranti ritorni. Ciò che più lo contraddistinse, tuttavia, fu la capacità di convertire ogni brandello della più banale quotidianità in una narrazione ironica ed appassionata, nei suoi scritti, come nei suoi discorsi.
Ci ha lasciato, senza far rumore come suo costume in questi ultimi anni, dopo lunga malattia. Lo salutiamo conservando noi, questa volta, il suo ricordo.Visualizza altro